Le imprese italiane stanno attraversando una fase di continua evoluzione. Cambiano i mercati, le tecnologie, le competenze richieste e, insieme a queste, cambiano le persone chiamate a guidare le aziende verso il futuro.
Due trasformazioni, in particolare, stanno assumendo un peso sempre maggiore: il passaggio generazionale e l’evoluzione digitale.
I numeri aiutano a comprenderne la portata. Secondo il Rapporto Annuale 2025 di Istat, il ricambio generazionale rappresenta una delle sfide più importanti per il sistema imprenditoriale italiano: il 30% dei dipendenti lavora in imprese guidate da imprenditori di almeno 60 anni. A giugno 2025, inoltre, quasi 315 mila titolari di imprese individuali avevano almeno 70 anni, il 10,7% del totale, una quota cresciuta rispetto all’8,9% del 2015.
Parallelamente accelera la trasformazione digitale. Nel 2024 il 70,2% delle PMI italiane aveva raggiunto almeno un livello base di digitalizzazione, ma appena il 26,2% si collocava su livelli alti. Nel 2025 il quadro mostra un’ulteriore accelerazione: secondo l’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI del Politecnico di Milano, il 54% delle PMI dichiara di investire con decisione nelle tecnologie digitali, mentre solo il 19% adotta tecnologie avanzate in modo strutturato.
Dati diversi che raccontano, in realtà, una stessa esigenza: preparare l’impresa al futuro, senza disperdere il valore costruito nel tempo. Senza perdere la propria identità.
Passaggio generazionale: trasferire valore, non semplicemente ruoli
Il passaggio generazionale viene spesso identificato con il momento in cui una nuova generazione assume la guida dell’azienda. In realtà, il cambio al vertice è solo una parte di una trasformazione molto più ampia (per saperne di più sul passaggio generazionale clicca qui).
Ciò che deve essere trasferito comprende conoscenza, esperienza, relazioni, visione, responsabilità e capacità decisionale. Un patrimonio costruito dall’imprenditore nel corso degli anni che, per garantire continuità all’impresa, deve progressivamente diventare patrimonio dell’organizzazione.
Non esiste un modello di passaggio generazionale valido per tutte le imprese. Esiste però un elemento determinante: la pianificazione.
Preparare per tempo la transizione consente alle generazioni di lavorare insieme, creare progressivamente nuovi equilibri e dare struttura all’organizzazione, mantenendo al centro ciò che rende quell’impresa unica: la sua identità, i suoi valori, le competenze e il patrimonio di esperienza costruito dalle persone.
Evoluzione digitale: trasformare conoscenza e informazioni in patrimonio aziendale
Anche l’evoluzione digitale parte da una sfida che va ben oltre la tecnologia (per saperne di più sulla trasformazione digitale clicca qui).
Digitalizzare significa certamente introdurre nuovi strumenti, ma il valore emerge quando questi permettono di organizzare meglio informazioni, conoscenze e processi, rendendoli più accessibili, condivisi e utilizzabili all’interno dell’azienda.
Un’impresa può disporre di una grande quantità di conoscenza e, contemporaneamente, avere difficoltà a renderla disponibile a chi deve utilizzarla. Informazioni conservate in strumenti diversi, processi conosciuti soprattutto da chi li esegue da anni, dati difficili da integrare, modalità operative costruite progressivamente attraverso l’esperienza.
Il risultato della trasformazione digitale non è semplicemente rendere un’azienda più tecnologica. È trasformarla in un’organizzazione capace di condividere meglio la conoscenza, rendere più fluidi i processi e mettere a disposizione delle persone informazioni affidabili per lavorare e prendere decisioni.
Due sfide che vanno nella stessa direzione
Passaggio generazionale ed evoluzione digitale, se osservati dalla prospettiva dell’organizzazione, hanno un aspetto in comune.
Entrambi spingono l’impresa a ridurre la dipendenza da una o poche persone chiave e a valorizzare maggiormente l’organizzazione nel suo insieme.
Nel passaggio generazionale, esperienza e capacità decisionale devono progressivamente diventare patrimonio condiviso. Nell’evoluzione digitale, conoscenze, dati e processi devono essere organizzati affinché possano essere accessibili e utilizzati dalle persone che ne hanno bisogno.
In entrambi i casi, quindi, strutturare significa valorizzare.
Significa creare un’organizzazione nella quale le persone possono assumersi responsabilità, sviluppare competenze, accedere alle informazioni necessarie e contribuire con maggiore autonomia agli obiettivi aziendali.
E significa costruire un’impresa capace di evolvere mantenendo la propria identità, perché il valore costruito negli anni non rimanga legato esclusivamente a chi lo ha generato, ma venga trasferito, condiviso e fatto crescere.
Il temporary management come supporto all’imprenditore nei momenti di cambiamento
Trasformazioni di questa portata richiedono tempo, competenze e capacità di tenere insieme esigenze diverse. Ed è proprio in questi momenti che il temporary management può rappresentare un supporto concreto.
Il temporary manager entra in azienda per un periodo definito e con obiettivi precisi, affiancando l’imprenditore e il management nella gestione del cambiamento. Porta esperienza maturata in contesti differenti, competenze specifiche e, soprattutto, capacità operativa.
Il suo ruolo è accompagnare l’impresa nel percorso: aiutare a dare struttura, mettere a sistema processi e competenze, supportare le persone, introdurre nuovi strumenti e modalità di lavoro e trasformare gli obiettivi definiti insieme all’imprenditore in azioni concrete.
Per l’imprenditore significa non affrontare da solo una fase particolarmente importante della vita della propria azienda, potendo contare su qualcuno che lavora al suo fianco e dentro l’organizzazione per prepararla alla fase successiva.
Dalla riflessione a un caso reale: ci vediamo a FARETE 2026
Passaggio generazionale, evoluzione digitale, persone e temporary management saranno al centro del workshop che Percinque terrà il 15 settembre 2026 a FARETE, a Bologna: “Il temporary management per affiancare e valorizzare le imprese e le persone”.
Questa volta, però, partiremo dall’esperienza concreta.
Racconteremo il caso reale di un’azienda nella quale queste due trasformazioni si sono incontrate. Un imprenditore fondatore, una nuova generazione che sta assumendo un ruolo crescente nell’impresa e un percorso di evoluzione digitale da costruire e portare avanti.
Vedremo come il temporary management è intervenuto per accompagnare l’imprenditore e il figlio in questo percorso, lavorando sull’organizzazione e sull’innovazione per mettere insieme continuità e futuro.
Perché le trasformazioni aziendali sono fatte di strategie, processi e tecnologie, ma prendono forma attraverso le persone che scelgono di guidarle.
Il 15 settembre a FARETE racconteremo come. Iscriviti gratuitamente al workshop! CLICCA QUI

